Le faccio questa breve intervista, destinata al mio blog, per capire la difficoltà del momento, comprendere le sue basi storiche, per incoraggiare alla conoscenza, alla ricerca, all’approfondimento e, quindi, perché si realizzino i valori di una concezione democratica dell’educazione e dell’organizzazione sociale.
D: Partigiana e giovanissima Costituente: perché scelse proprio la mimosa come simbolo della Giornata della Donna?
R: La mimosa era il fiore delle staffette partigiane. Mi ricordava la lotta sulle montagne e, essendo gratuita, era accessibile a tutte. Quando vedo le ragazze con quel mazzolino, penso che il nostro impegno non sia stato vano.
D: Lei ebbe rapporti complessi con Togliatti e Nilde Iotti, rivendicando autonomia e concretezza, dall'essere "ragazza madre" in Parlamento alla lotta per stipendi dei deputati legati alla realtà operaia. Cosa ricorda di quel modo di fare politica?
R: Togliatti voleva che abortissi per lo scandalo, ma io difesi il mio diritto di rappresentare le ragazze madri. A Nilde Iotti chiesi come potesse rappresentare le donne se non conosceva il costo del pane. E con Di Vittorio feci una battaglia per allineare le paghe dei deputati a quelle dei lavoratori: proponemmo 42.000 lire, chiudemmo a 80.000. Pensate alla differenza di oggi!
D: Dopo aver condiviso il carcere con le prostitute, ha toccato con mano la marginalità. Cosa pensa oggi della lotta per gli spazi femminili e della parità?
R: La nostra esigenza non è l'affermazione contrapposta a quella maschile, né la "mascolinizzazione". Non vogliamo un'assurda identità con l'uomo, ma che le donne abbiano lo spazio necessario per dispiegare le proprie energie nella ricostruzione democratica del Paese.
Grazie e buona vita.