Nel 2026, l'immagine dei gradoni vuoti al "Granillo" per Reggina-Messina rappresenta una "sicurezza del no". Proibire la trasferta invece di gestire l'evento significa ammettere l'impotenza dello Stato nel distinguere i cittadini dai delinquenti, rinunciando a garantire l'ordine pubblico in favore di una più semplice, ma amara, cancellazione del diritto.
Quando il rischio di incidenti blocca la libera circolazione in una città, lo Stato abdica alla propria autorità. Il divieto totale finisce per premiare chi vuole il caos e punire la collettività, trasformando un diritto fondamentale — come la fruizione di uno spettacolo e la libertà di spostamento — in una concessione che può essere revocata per timore.
Nonostante l'era dei biglietti nominali, delle telecamere a circuito chiuso e dei droni, la risposta delle istituzioni resta la più arcaica: il lucchetto ai cancelli. È il segno di un sistema che, pur avendo gli strumenti per intervenire in modo chirurgico, preferisce la restrizione di massa, evidenziando una preoccupante fragilità gestionale.
Un derby senza tifoseria avversaria è un'opera a metà che lascia spazio a un dubbio politico profondo. Se non siamo in grado di governare la passione sportiva, come possiamo affrontare le sfide più complesse della società? Ogni settore ospiti chiuso non è solo un danno al folklore, ma un pezzo di sovranità ceduto alla paura e al degrado.