Benvenuto!
Avrei voluto incontrarti, ma poi ho preferito scrivere.
Sul sito dove siete arrivati, ho raccolto alcuni dei miei scritti facilmente consultabili nelle varie sezioni del sito-web.
Divulgo quanto i miei sensi e miei pensieri hanno percepito in oltre mezzo secolo di vita vissuta prevalentemente a Reggio Calabria, ma anche a Firenze, Caserta e Bruxelles. I tanti viaggi mi hanno consentito di poter accrescere le conoscenze e di saldare gli affetti familiari.
Ho pubblicato quattro libri e collaborato alla stesura di altri.
Buona navigazione!
Inveire contro la magistratura dai palchi della propaganda, anziché denunciare nelle sedi legali i magistrati che non rispettano le leggi, crea un corto circuito educativo devastante. Mentre al cittadino comune si chiede il coraggio di rompere l'omertà e collaborare con la giustizia di fronte all'illegalità, chi guida il Paese sembra preferire il rumore della piazza all'azione formale. Questo comportamento suggerisce che la via della denuncia sia una strada percorribile solo dai "piccoli", mentre ai politici sia concesso il privilegio dell'invettiva senza conseguenze.
Chi ha letto I racconti della cordigliera reggina certamente avrà notato l’universo femminile che governa tutto il libro. Se non l’hai fatto, cercalo e acquistalo: vale ogni pagina. Donne della Cordigliera reggina, di carne ed ossa come noi. Niente eroismi da quattro soldi, solo la forza del passo quotidiano. Parlare di loro è capire donne che sanno chi sono, che non si fanno fregare dalle chiacchiere, o che combattono quello che gli altri vogliono da loro.
Dopo aver visto un quadro nella pinacoteca reggina raffigurante la Spedizione dei Mille, mi sono chiesto se qualche mio concittadino si fosse unito a Giuseppe Garibaldi. Consultando alcune fonti sul web, ho reperito informazioni che mi permetto, con la dovuta cautela, di proporre, rendendo merito a quanti hanno studiato e scritto su questo tema.
Il Castello di Predjama, in Slovenia, visitato dopo aver camminato nelle grotte di Postumia, mi ha lasciato senza parole. Poche volte un luogo così particolare mi ha dato tanto stupore e, ancora adesso, faccio fatica a credere a ciò che ho visto. Non è solo un castello: è un prodigio incastonato nella roccia, un’architettura che sfida ogni logica umana. Ti ritrovi davanti questa fortezza sospesa a 123 metri d’altezza, fusa con la montagna come se fosse nata lì, e capisci subito perché detiene il Guinness World Record come castello in grotta più grande del mondo.
Nel 2026, l'immagine dei gradoni vuoti al "Granillo" per Reggina-Messina rappresenta una "sicurezza del no". Proibire la trasferta invece di gestire l'evento significa ammettere l'impotenza dello Stato nel distinguere i cittadini dai delinquenti, rinunciando a garantire l'ordine pubblico in favore di una più semplice, ma amara, cancellazione del diritto.
Quando il rischio di incidenti blocca la libera circolazione in una città, lo Stato abdica alla propria autorità. Il divieto totale finisce per premiare chi vuole il caos e punire la collettività, trasformando un diritto fondamentale — come la fruizione di uno spettacolo e la libertà di spostamento — in una concessione che può essere revocata per timore.
C’è un personaggio che oggi parla al presente: Antonello, il pastore di "Gente in Aspromonte". Quando vede i carabinieri pronti a colpirlo, non scappa. Butta il fucile e grida: «Finalmente, potrò parlare con la Giustizia. : Che ci è voluto per poterla incontrare e dirle il fatto mio!».
È un paradosso tragico: Antonello deve farsi carnefice per essere "visto" da una Legge che sospende il torto in rinvii infiniti. In Aspromonte, come nelle periferie d'Italia, la giustizia non è un'astrazione: è protezione contro il sopruso. Se lo Stato si limita a "mostrare la divisa" senza garantire tempi rapidi, il vuoto viene inevitabilmente riempito da altre forme di giustizia, spesso illegali o tribali. Il sistema non ha fretta, perché la verità accorcia le ombre del potere, ma la lentezza logora chi aspetta.
In questo contesto, il referendum tra Sì, No o Forse rischia di essere un timbro per legittimare assetti decisi nei palazzi. Ma quando la giustizia non decide, perde autorità.
La solidarietà alle forze dell'ordine non è solo il "minimo", ma è un atto dovuto e strategico per la sopravvivenza stessa del sistema. Se il potere decide di governare tramite divieti, Daspo e limitazioni del dissenso, le forze dell'ordine diventano l'unico vero punto di contatto (e di attrito) tra l'autorità e la realtà della piazza. In questo contesto, la solidarietà politica diventa uno strumento fondamentale. Chi governa ha bisogno che le forze dell'ordine siano motivate e fedeli, perché sono loro a dover gestire fisicamente l'impopolarità di certe decisioni.
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